{"id":296,"date":"2013-11-20T13:29:48","date_gmt":"2013-11-20T12:29:48","guid":{"rendered":"http:\/\/wp1.c128sdmsoft.net\/piccolopappa\/?p=296"},"modified":"2013-11-20T13:29:48","modified_gmt":"2013-11-20T12:29:48","slug":"lanello-di-re-salomone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wp1.c128sdmsoft.net\/piccolopappa\/post\/296","title":{"rendered":"L&#8217;anello di Re Salomone"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ANELLO DI RE SALOMONE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sta scritto che il re Salomone parlava con i quadrupedi, con gli uccelli, con i pesci e con i vermi. Anch\u2019io parlo con gli animali, seppure non con tutti, come sembra facesse il vecchio re, e ammetto la mia inferiorit\u00e0 su questo punto. Per\u00f2 parlo con alcune specie che conosco bene, e senza bisogno di un anello magico. In questo anzi io sono superiore al vecchio re, che senza il suo anello non avrebbe compreso neppure il linguaggio delle bestiole con cui aveva maggior dimestichezza. E quando non ebbe pi\u00f9 il suo anello, il suo cuore persino s\u2019indur\u00ec verso gli animali: sembra che Salomone abbia buttato via l\u2019anello magico in un accesso d\u2019ira, quando un usignolo gli svel\u00f2 che una delle sue novecentonovantanove mogli amava un uomo pi\u00f9 giovane. Cos\u00ec, per lo meno, racconta J.V. Widmann nella sua graziosa leggenda <i>Il santo e gli animali.<br \/>\n<\/i>Questo atto pu\u00f2 essere stato assai saggio oppure assai sciocco da parte di Salomone, ma io, per conto mio, trovo che comunque non \u00e8 sportivo servirsi di un anello magico nei rapporti con gli animali: anche senza ricorrere alla magia le creature viventi ci raccontano le storie pi\u00f9 belle, cio\u00e8 quelle vere. E in natura la verit\u00e0 \u00e8 sempre assai pi\u00f9 bella di tutto ci\u00f2 che i nostri poeti, gli unici autentici maghi, possono anche soltanto immaginare.<br \/>\nNon \u00e8 affatto strano che si possa comprendere il \u00abvocabolario\u00bb di alcune specie animali; noi possiamo anche parlare <i>agli<\/i> animali, per lo meno nell\u2019\u00e0mbito dei nostri mezzi fisici di espressione, e nella misura in cui, dal canto loro, gli animali son disposti a prendere contatto con noi. Bisogna per\u00f2 stare attenti a <i>non sbagliare lingua<\/i>, come una volta \u00e8 accaduto al mio amico Alfred Seitz. Un giorno, all\u2019inizio dell\u2019estate, stavamo proprio girando il nostro film sulle oche selvatiche lungo le sponde verdeggianti del Danubio. Passavamo attraverso un paesaggio vergine e primordiale fatto di acqua, di prati e di canneti: lentamente, molto lentamente, perch\u00e9 il nostro ritmo di marcia corrispondeva alla massima velocit\u00e0 possibile per le tredici piccole anitre selvatiche (germani reali) e per le nove piccole oche selvatiche che ci seguivano in una lunga fila. Infine giungemmo in un bel posto pittoresco che Alfred ritenne adatto per il suo film. Egli cominci\u00f2 subito a fare i preparativi e io mi accinsi ad assumere la direzione scientifica di tutta l\u2019impresa. In quel momento il mio compito consisteva nello starmene sdraiato al sole su di un isolotto erboso. Alfred, immerso nell\u2019acqua fino al ventre, stava appostato con la cinepresa, attentissimo e con la pazienza di un mulo. Il sole ardeva, le libellule ronzavano, le rane gracidavano. A poco a poco io mi appisolai, e come da una gran lontananza udivo Alfred sgridare le anitre, che nuotando entravano sempre nell\u2019inquadratura al momento sbagliato. Mentre lottavo pesantemente contro il sonno per decidermi ad alzarmi e a trascinar via gli anatroccoli, udii improvvisamente Alfred che esclamava tutto eccitato e ben deciso: \u00abRangangangang, rang&#8230; No, volevo dire, que, ghegheghegh, que, gheghegh&#8230;\u00bb. Egli si era <i>sbagliato<\/i>, rivolgendosi inavvertitamente alle anitre nel linguaggio delle oche selvatiche! Naturalmente il mio amico Alfred pronunciava quei suoni con il perfetto accento, rispettivamente, delle oche e delle anitre selvatiche, e proprio per questo l\u2019interpolazione \u00abNo, volevo dire\u00bb suonava cos\u00ec irresistibilmente comica.<br \/>\nGli animali non possiedono un linguaggio nel vero senso della parola, ma ogni individuo appartenente alle specie superiori, e soprattutto alle specie che vivono in societ\u00e0, come ad esempio le taccole o le oche selvatiche, possiede fin dalla nascita tutto un codice di segnali e di movimenti espressivi. E innata \u00e8 tanto la capacit\u00e0 di emettere tali segnali quanto quella di \u00abinterpretarli correttamente\u00bb, cio\u00e8 di rispondervi in modo coerente e propizio alla conservazione della specie. Queste mie affermazioni, che si fondano su molte osservazioni e molti esperimenti, vengono a ridurre notevolmente la somiglianza che, a una considerazione superficiale dei fatti, sembra sussistere tra tutti i modi di comunicare degli animali e il linguaggio umano. Questa somiglianza si riduce ancora ulteriormente quando a poco a poco ci si rende conto che in tutte le sue manifestazioni sonore e mimiche l\u2019animale non ha mai l\u2019<i>intenzione<\/i> cosciente di influenzare con questi mezzi un suo simile: anche le oche e le anitre selvatiche, o le taccole, cresciute e allevate in isolamento, emettono tali segnali quando si trovano nello stato d\u2019animo corrispondente. Si tratta dunque di un processo coatto e meccanico, che decisamente ha assai poco a che fare con il linguaggio umano.<\/p>\n<p>(Konrad Lorenz) \u201cL\u2019anello di Re Salomone\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ANELLO DI RE SALOMONE Sta scritto che il re Salomone parlava con i quadrupedi, con gli uccelli, con i pesci e con i vermi. 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