{"id":5753,"date":"2013-09-21T01:25:24","date_gmt":"2013-09-20T23:25:24","guid":{"rendered":"http:\/\/wp1.c128sdmsoft.net\/io\/?p=5753"},"modified":"2013-09-23T18:32:17","modified_gmt":"2013-09-23T16:32:17","slug":"il-rapporto-fra-macchine-e-intelligenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wp1.c128sdmsoft.net\/io\/post\/5753","title":{"rendered":"Il rapporto fra macchine e intelligenza\u2026"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019ottobre del 1950 il matematico Alan Turing pubblica nella rivista \u201cMind\u201d l\u2019articolo \u201cComputing Machinery and Intelligence\u201d, dove si chiede se le macchine arriveranno mai a pensare e come potremmo accorgercene.<\/p>\n<p>Turing, per rispondere a questa domanda (e la sua risposta sar\u00e0 \u201cs\u00ec\u201d) si basa sull\u2019idea di quello che egli chiama Gioco dell\u2019Imitazione. In questo gioco un uomo ed una donna stanno in due stanze separate e possono essere interrogati da un terzo giocatore (l\u2019interrogante) attraverso un&#8217;apparecchiatura tipo telescrivente. L\u2019interrogante pu\u00f2 rivolgere domande ad entrambe le stanze, ma non ha idea di chi le occupi. Il suo scopo \u00e8 scoprire in quale stanza stia la donna.<\/p>\n<p>Il test di Turing \u00e8 una sorta di estensione del gioco dell\u2019Imitazione, solo che vi partecipano una macchina e una persona in stanze separate ed un interrogante in un\u2019altra stanza, collegato ai primi due con una telescrivente. Il gioco consiste nel fare in modo che il calcolatore mostri un comportamento cos\u00ec simile a quello umano, cio\u00e8 esibisca di essere cos\u00ec intelligente da non poter essere distinto (dall\u2019interrogante) dall\u2019essere umano.<\/p>\n<p>Il rapporto fra macchine e intelligenza, propone Turing, \u00e8 cos\u00ec fatto che si dovr\u00e0 ritenere intelligente qualsiasi macchina che superi il test, che cio\u00e8 non riesca a far capire all\u2019essere umano (l\u2019interrogante) di essere una macchina.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che il test di Turing permette di arrivare ad una definizione obiettiva di intelligenza, tuttavia esso elimina da questo quadro teorico ogni emozione e sentimento, identificando l\u2019intelligenza al mero livello del linguaggio e del pensiero razionale. Il test di Turing, infatti, non prende in considerazione capacit\u00e0 percettive e motorie che possono essere componenti fondamentali dell\u2019intelligenza.<br \/>\n<strong>Sostanzialmente, allora, possiamo dire intelligente una macchina quando non sia pi\u00f9 possibile distinguerne il comportamento da quello di un essere umano.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/guide.supereva.it\/filosofia_e_comunicazione\/interventi\/2003\/05\/134998.shtml\">fonte<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019ottobre del 1950 il matematico Alan Turing pubblica nella rivista \u201cMind\u201d l\u2019articolo \u201cComputing Machinery and Intelligence\u201d, dove si chiede se le macchine arriveranno mai a pensare e come potremmo accorgercene. 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