{"id":4288,"date":"2012-07-08T22:08:26","date_gmt":"2012-07-08T20:08:26","guid":{"rendered":"http:\/\/wp1.c128sdmsoft.net\/io\/?p=4288"},"modified":"2012-08-10T18:37:36","modified_gmt":"2012-08-10T16:37:36","slug":"dove-nasce-lamore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wp1.c128sdmsoft.net\/io\/post\/4288","title":{"rendered":"Dove nasce l&#8217;amore?"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #ff6600;\">Dimmi, dove nasce l&#8217;amore: nel cervello o nel cuore?<\/span><\/p>\n<p>(W. Shakespeare: Il Mercante di Venezia, Atto III, Scena 2)<\/p>\n<pre>Tell me where is Fancy bred,\r\nOr in the heart, or in the head?\r\nHow begot, how nourished?\r\nReply, reply.\r\n\r\nIt is engender'd in the eyes,\r\nWith gazing fed; and Fancy dies\r\nIn the cradle where it lies.\r\nLet us all ring Fancy's knell:\r\nI'll begin it, - Ding, dong, bell.<\/pre>\n<p>Traduzione:<\/p>\n<pre>Dimmi dove nasce amore,\r\nNella testa o dentro il cuore?\r\nQuando \u00e8 nato, chi lo nutre?\r\nDillo, dillo per favore.\r\n\r\n\u00c8 dagli occhi generato,\r\ndagli sguardi alimentato; infine muore\r\nnella culla dove \u00e8 nato.\r\nPer lui a morto la campana,\r\ndin don, ora, ecco, risuona.<\/pre>\n<p>Riporto un articolo tratto dal web riguardante appunto questa famosa affermazione. Per chi non avesse visto il film, io consiglio vivamente di provvedere quanto prima. Buona lettura.<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"CENTER\">IV GIORNATE ASCOLANE PSICHIATRICHE<br \/>\n8 \u2014 10 MAGGIO 2003<\/p>\n<p align=\"CENTER\">&#8221; L&#8217;ARCIPELAGO DELLE EMOZIONI &#8221;<br \/>\nTra vissuto, comprensione e spiegazione scientifica.<br \/>\nATTI DEL CONGRESSO<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>IL CERVELLO EMOTIVO<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Massimo PICCIRILLI<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Cattedra di Psichiatria e Psicologia Medica, Universit\u00e0 di Perugia<br \/>\nUnit\u00e0 di Riabilitazione Cognitiva, Azienda Ospedaliera di Perugia<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">____________________________<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Dimmi, dove nasce l&#8217;amore: nel cervello o nel cuore?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">(W. Shakespeare: Il Mercante di Venezia, Atto III, Scena 2)<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Le emozioni sono da sempre campo di interesse privilegiato per filosofi e poeti e solo recentemente sono stati considerati anche come possibile oggetto di indagine sperimentale. In particolare la relazione tra emozioni e cervello era stata ipotizzata alla fine dell&#8217;ottocento grazie all&#8217;opera di tre illustri pensatori quali William James, Sigmund Freud e Charles Darwin. Successivamente tuttavia l&#8217;argomento \u00e8 stato di fatto trascurato dalla scienza ufficiale per il prevalere dapprima della dottrina comportamentista e poi del cognitivismo che i detrattori definiscono appunto come lo studio di una &#8220;mente senza emozioni&#8221; ed i cui contributi, pur con eccezioni di notevole importanza, hanno certamente rappresentato un aspetto marginale rispetto al contributo fornito allo studio delle funzioni cognitive.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Negli ultimi anni si \u00e8 osservata invece una decisa inversione di tendenza che ha influenzato molti aspetti della vita quotidiana; le emozioni sono cos\u00ec diventate un argomento stabile di discussione nelle riviste e nei programmi televisivi di maggior successo; d&#8217;altra parte la pubblicit\u00e0, che ovviamente \u00e8 stata sempre indirizzata a sollecitare le componenti emotive del cliente, ma in modo implicito, se non proprio occulto, fa ormai riferimento in modo assai esplicito alle emozioni (cos\u00ec una ditta propone il giro d&#8217;Italia in 80 emozioni, un&#8217;altra promette emozioni mondiali ed emozioni \u00e8 il nome di alcuni noti cioccolatini).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Enorme risonanza ha poi avuto la nozione di intelligenza emotiva, con ripercussioni anche pratiche sulla vita e l&#8217;organizzazione scolastica e lavorativa.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tuttavia definire cosa \u00e8 una emozione e come \u00e8 possibile indagarla resta assai problematico.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">James, nel 1884, in What is Emotion descriveva le caratteristiche peculiari dei processi emotivi: &#8220;Immaginatevi per ipotesi improvvisamente privati di tutte le emozioni che il mondo vi ispira e cercate di immaginarlo come se esistesse solo per se stesso, senza il vostro giudizio favorevole o sfavorevole, senza un vostro coinvolgimento timoroso o fiducioso\u2026 nessuna parte dell&#8217;universo avrebbe pi\u00f9 importanza di un&#8217;altra e tutto l&#8217;insieme delle sue componenti e dei suoi eventi perderebbe ogni significato \u2026 qualunque sia il valore, l&#8217;interesse e il significato che permea il nostro mondo interiore, tali qualificazioni non sono altro che regali della nostra mente&#8221;. <span style=\"color: #3366ff;\">La caratteristica distintiva delle emozioni sarebbe quindi il meccanismo che consente di attribuire un valore &#8211; positivo o negativo &#8211; all&#8217;informazione sensoriale di cui si fa esperienza.<\/span> Si tratta di un processo profondamente diverso rispetto alle modalit\u00e0 del funzionamento cognitivo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Un esempio delle differenti modalit\u00e0 di elaborazione tra i due sistemi pu\u00f2 essere fornito dalle facce chimeriche di Jaynes. Ogni faccia \u00e8 composta di due met\u00e0, una sorridente, l&#8217;altra rattristata, disposte in modo speculare (cio\u00e8 in una la parte sorridente \u00e8 a destra e l&#8217;altra a sinistra e viceversa nell&#8217;altra). In questa situazione l&#8217;elaborazione cognitiva ci informa che le due facce sono costituite da elementi identici, semplicemente disposti in posizioni differenti. Nonostante ci\u00f2 le due facce generano un differente stato emotivo ed una delle due viene giudicata pi\u00f9 allegra rispetto all&#8217;altra.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il sistema emozionale quindi elabora le informazioni utilizzando regole e procedure profondamente diverse rispetto al sistema cognitivo. Queste regole sembrano principalmente il risultato di un processo evolutivo. Darwin, in &#8220;L&#8217;espressione delle emozioni nell&#8217;uomo e negli animali&#8221; (1872), aveva sottolineato l&#8217;importanza delle funzioni emotive ai fini della sopravvivenza: certamente interpretare in modo corretto le intenzioni, amichevoli od ostili, di chi ci sta di fronte \u00e8 indispensabile per poter sopravvivere. Secondo Darwin, le emozioni sono quindi in primo luogo una modalit\u00e0 di risposta alle situazioni di emergenza che riguardano i bisogni fondamentali dell&#8217;organismo (cibo, sesso, territorio). Di conseguenza, dal momento che per essere efficaci queste risposte devono essere comprensibili da parte di chi le osserva e devono quindi divenire un codice di segnalazione condiviso, esse assumono anche un significato di comunicazione e divengono un mezzo di organizzazione sociale. In effetti ad esempio proprio l&#8217;incapacit\u00e0 di riconoscere il significato emozionale delle espressioni facciali \u00e8 una delle cause pi\u00f9 frequenti, ma anche pi\u00f9 subdole perch\u00e9 di difficile diagnosi, della cosiddetta incompetenza sociale di alcuni pazienti cerebrolesi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ora, mentre alcuni di questi schemi comportamentali utili alla sopravvivenza possono essere determinati geneticamente, negli organismi pi\u00f9 complessi l&#8217;eredit\u00e0 genetica non specifica direttamente i comportamenti adeguati ma fornisce le basi per apprenderli con l&#8217;esperienza nel corso della vita. Ci\u00f2 ovviamente produce l&#8217;enorme vantaggio di una flessibilit\u00e0 comportamentale continua nei confronti dell&#8217;ambiente di vita in contrapposizione alla rigidit\u00e0 prevista dai sistemi precostituiti e, proprio in quanto tali, non modificabili.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Le basi per l&#8217;apprendimento sono rappresentate dai segnali di dolore e di piacere, che costituiscono appunto uno dei meccanismi ereditati geneticamente per imparare i comportamenti adattativi: essi rappresentano l&#8217;input che la rete neurale utilizza per imparare a non ripetere ed evitare i comportamenti che causano l&#8217;arrivo di segnali di dolore e viceversa a mantenere e cercare i comportamenti che causano l&#8217;arrivo di segnali di piacere.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il segreto evolutivo consiste nel fatto che questi segnali possono essere autogenerati dall&#8217;organismo: \u00e8 questa una capacit\u00e0 che si acquista per via evolutiva. Siccome alcuni comportamenti aumentano la probabilit\u00e0 di sopravvivenza ed altri la diminuiscono, si selezionano quegli organismi che autogenerano i segnali di piacere e di dolore utili ad apprendere durante la vita i comportamenti pi\u00f9 vantaggiosi ai fini della sopravvivenza. Input inizialmente neutri, venendo associati a input autogenerati di piacere e dolore, acquisiscono anch&#8217;essi la capacit\u00e0 di guidare l&#8217;apprendimento. Ci\u00f2 implica anche un legame tra il comportamento e la conoscenza delle sue conseguenze. La programmazione di una sequenza comportamentale viene accompagnata dalla anticipazione-previsione dei risultati. Il successo e la ricompensa conducono al consolidamento, l&#8217;insuccesso e la punizione conducono all&#8217;estinzione. In altri termini un organismo che associasse la vista di un serpente velenoso ad un segnale positivo avrebbe assai scarse possibilit\u00e0 di sopravvivere.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il sistema emozionale quindi consente di attribuire un valore non solo all&#8217;informazione sensoriale di cui si fa esperienza ma soprattutto alla relazione che si stabilisce tra una determinata informazione sensoriale e una determinata sequenza comportamentale (cio\u00e8 quella che si \u00e8 rivelata come la pi\u00f9 efficace).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In definitiva il sistema emozionale pu\u00f2 essere considerato a tutti gli effetti un sistema adattivo. Alla stessa stregua del sistema cognitivo prevede una analisi dell&#8217;informazione, la sua elaborazione, l&#8217;organizzazione della risposta e la memorizzazione. A differenza del sistema cognitivo si tratta per\u00f2 di un sistema di emergenza: necessita quindi di una analisi rapida &#8211; a costo di essere grossolana &#8211; e di una altrettanto rapida risposta &#8211; a costo di essere stereotipata. Cos\u00ec, nell&#8217;esempio di LeDoux, se durante la passeggiata nel parco scorgiamo una forma ricurva, la reazione \u00e8 immediata: il sistema emozionale blocca ogni altra attivit\u00e0 e produce la risposta gi\u00e0 approntata per occasioni simili; sar\u00e0 poi il sistema cognitivo a valutare la reale efficacia del comportamento fino a stabilire eventualmente che analisi e risposta sono state erronee perch\u00e9 non si trattava di un serpente ma di un bastoncino o al limite di una specie non velenosa.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il sistema emozionale si basa quindi su una sorta di cortocircuito che bypassa il sistema cognitivo. Un corollario delle precedenti osservazioni \u00e8 quindi che le reazioni emotive sono generate inconsapevolmente, come d&#8217;altronde la quasi totalit\u00e0 dei processi cerebrali. <span style=\"color: #3366ff;\">L&#8217;esperienza soggettiva di essere emozionati (sentimento) si verifica quando al sistema della consapevolezza giunge l&#8217;informazione che un modulo emotivo \u00e8 in attivit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Lo stesso meccanismo riguarda i processi di memorizzazione. <span style=\"color: #3366ff;\">Dobbiamo distinguere il ricordo dell&#8217;emozione,<\/span> con le sue caratteristiche temporali, spaziali e contestuali, con riferimento alla esperienza vissuta personalmente che \u00e8 possibile narrare in modo esplicito, <span style=\"color: #3366ff;\">dal ricordo emotivo<\/span> che \u00e8 invece implicito, non legato cio\u00e8 al ricordo autobiografico e che corrisponde principalmente ad una memoria corporea (come per gli apprendimenti motori quali andare in bicicletta o nuotare). I due processi agiscono in parallelo ed in modo coordinato. Tuttavia uno stimolo pu\u00f2 innescare una memoria implicita senza raggiungere la consapevolezza: in questo caso si verifica uno stato di eccitazione emotiva di cui non si conosce l&#8217;origine, fenomeno che caratterizza molti tipi di sofferenza psichica. Un esempio di dissociazione tra memoria implicita e memoria esplicita \u00e8 fornito dal fenomeno di Clapar\u00e8de. Non convinto che la perdita di memoria dei pazienti amnesici fosse completa, Clapar\u00e8de ide\u00f2 uno stratagemma: metteva una puntina tra le dita in modo da pungere il paziente al momento di stringergli la mano per salutarlo. Si trattava di pazienti con amnesia anterograda globale, pazienti cio\u00e8 che non riescono a trattenere in memoria alcuna nuova informazione e quindi ad esempio non riconoscono il medico pur avendolo visto numerose volte, negano esplicitamente di essere mai stati nel suo studio in precedenza e cos\u00ec via. Tuttavia dopo qualche volta i pazienti si rifiutavano di stringere la mano a Clapar\u00e8de. Chiedendo la motivazione di un comportamento cos\u00ec strano (rifiutarsi di salutare) in nessun caso era possibile ottenere risposte che facessero riferimento alla precedente esperienza di essere stati punti. In altri termini l&#8217;esperienza corporea implicita determinava un comportamento che la memoria cognitiva esplicita non era in grado di giustificare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Damasio ha recentemente proposto di considerare questo meccanismo come una modalit\u00e0 generale di funzionamento cerebrale. Secondo la sua ipotesi del marcatore somatico, ogni volta che si ha una interazione dell&#8217;organismo con l&#8217;ambiente, si verifica una modificazione della rappresentazione corporea. <span style=\"color: #3366ff;\">Il corpo possiede quindi la rappresentazione del mondo<\/span> (&#8220;<span style=\"color: #008080;\">Il cervello pensoso del corpo<\/span>&#8220;) e ad ogni evento corrisponde un marcatore a livello somatico. Sulla base dell&#8217;esperienza personale &#8211; sempre diversa tra i diversi individui &#8211; il marcatore si attiva informando inconsapevolmente il soggetto delle caratteristiche positive o negative di ci\u00f2 che sta accadendo e guidando cos\u00ec il giudizio decisionale. Particolarmente suggestivi a questo proposito sono i dati derivanti da una serie di indagini che hanno valutato il comportamento di alcuni pazienti cerebrolesi in un gioco d&#8217;azzardo. Il soggetto ha di fronte a s\u00e9 quattro mazzi di carte (A,B,C,D) apparentemente identici e deve semplicemente girare una carta alla volta; su ogni carta \u00e8 indicata una somma di denaro che si vince o si perde. Ad ognuno viene fornito un capitale iniziale di 2000 dollari: lo scopo \u00e8 ovviamente quello di avere alla fine una somma di denaro maggiore rispetto all&#8217;inizio. Il soggetto per\u00f2 non sa quando il gioco avr\u00e0 termine (in effetti verr\u00e0 interrotto dall&#8217;esaminatore dopo 100 prove). Il fatto \u00e8 che i quattro mazzi di carte sono costruiti in modo diverso: quelli A e B consentono vincite molto elevate ma anche le perdite sono elevate cosicch\u00e9 continuando a pescare sempre da questi due mazzi il risultato finale sar\u00e0 la perdita; quelli C e D invece consentono vincite piuttosto modeste ma anche le perdite sono modeste cosicch\u00e9 il risultato finale sarebbe la vincita. Il comportamento dei soggetti di controllo appare uniforme: all&#8217;inizio si osserva una prevalenza delle scelte A e B, poi, dopo circa trenta prove, prevalgono le scelte C e D con qualche residuo tentativo di ritornare alle scelte A e B, e infine, dopo circe 50 prove, le scelte divengono stabilmente C e D. I pazienti con lesioni del lobo frontale mostrano invece un comportamento differente in quanto per tutta la durata del gioco continuano a scegliere le carte A e B; in generale dopo 50 prove hanno esaurito il capitale a disposizione e sono costretti a chiedere un prestito ma nonostante ci\u00f2 non modificano la loro strategia e continuano nelle scelte che si erano rivelate dannose. Interrogati sulle caratteristiche del rischio legato alle diverse possibilit\u00e0 di scelta, se ne dimostrano consapevoli e sono in grado di fornirne verbalmente una descrizione corretta ma l&#8217;analisi razionale, pur essendo adeguata, non \u00e8 sufficiente a modificare il comportamento. Una possibile interpretazione \u00e8 rappresentata dal dato che i soggetti di controllo, quando stanno per scegliere una carta che sanno ad alto rischio, presentano le modificazioni neurofisiologiche tipiche di uno stato di attivazione emozionale; al contrario i pazienti con lesione orbitofrontale non sviluppano questo tipo di reazione: secondo Damasio e Coll,, conoscono cognitivamente il rischio ma non lo vivono concretamente, non lo sentono con il proprio corpo; questo avviene perch\u00e8 la lesione impedisce lo sviluppo del marcatore somatico: l&#8217;esperienza non \u00e8 pi\u00f9 in grado di correggere un comportamento rivelatosi inadeguato.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il ruolo della corteccia frontale mediale nella modulazione delle risposte emotive, con particolare riferimento ai processi di rinforzo e di inibizione, appare confermato da una numerosa serie di dati convergenti. Secondo LeDoux, l&#8217;emozione pu\u00f2 essere definita come il processo attraverso cui il cervello determina o computa il valore di uno stimolo. Da questo processo derivano &#8211; reazioni corporee (interne ed esterne) che ne rappresentano la traduzione specifica, &#8211; la consapevolezza dell&#8217;importanza di quanto sta avvenendo (sentimento), &#8211; l&#8217;eventuale attivazione del sistema motivazionale che spinge all&#8217;azione. Dal punto di vista neurofunzionale il monitoraggio ambientale e l&#8217;elaborazione avvengono a livello dell&#8217;amigdala, dove differenti strutture codificano le informazioni in entrata che provengono dal talamo (cortocircuito talamo-amigdaloideo), dalla corteccia sensoriale (via lenta corticale che valuta le caratteristiche cognitive dello stimolo), dall&#8217;ippocampo (dati in memoria esplicita), dal cingolo anteriore (arousal emotivo), dalla corteccia frontale (interfaccia tra sistema emotivo e cognitivo). Il risultato dell&#8217;elaborazione, oltre a produrre un feedback sulle strutture di partenza, raggiunge da una parte l&#8217;ipotalamo e i nuclei del tronco encefalo dove sono organizzate le risposte emotive e dall&#8217;altro il nucleo accumbens che funge da stazione di collegamento con il sistema motivazionale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questi meccanismi sono stati sufficientemente confermati da dati sperimentali e clinici per quanto si riferisce alla paura; resta da stabilire se modalit\u00e0 simili valgono in generale anche per gli altri aspetti della vita emotiva; \u00e8 verosimile tuttavia che ogni tipo di emozione abbia un correlato neurofunzionale specifico; In particolare appaiono sostanzialmente differenti da quelli descritti per la paura i processi correlati ai sentimenti &#8220;positivi&#8221; quali la gioia o l&#8217;attaccamento. In queste situazioni la documentazione di una inibizione dell&#8217;amigdala sembra un dato di particolare interesse, che resta comunque ancora in attesa di conferma. Allo stato attuale le conoscenze sull&#8217;argomento sono in fase di continuo sviluppo grazie soprattutto alle potenzialit\u00e0 degli strumenti pi\u00f9 recenti di neuroimaging: molto \u00e8 noto ad esempio sulle basi biologiche del disgusto. D&#8217;altra parte \u00e8 sempre opportuno rammentare che &#8220;se il nostro cervello fosse cos\u00ec semplice da poterlo comprendere, noi saremmo cos\u00ec semplici da non poterlo comprendere&#8221;.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In ogni caso la concezione del sistema emozionale come sistema adattivo ha modificato progressivamente l&#8217;idea di una inevitabile contrapposizione tra emozione e ragione. Secondo una nota metafora, le emozioni sono cavalli selvaggi che l&#8217;intelletto deve imbrigliare come un auriga. Questa interpretazione ha trovato una potente validazione scientifica nella teoria del cervello trino di Paul MacLean. Il cervello umano \u00e8 il risultato della organizzazione gerarchica di tre strutture differenti, ognuna formatasi in diverse epoche dell&#8217;evoluzione. La prima (il cervello rettiliano), corrispondente alle strutture situate alla base del cervello, controlla il comportamento automatico ed istintivo. La seconda (il cervello paleomammifero), corrispondente alle strutture identificate come sistema limbico, controlla l&#8217;espressione delle emozioni, l&#8217;aggressivit\u00e0 e il comportamento sessuale. La terza e pi\u00f9 evoluta (il cervello neomammifero), corrispondente alla neocorteccia, presiede al pensiero propriamente razionale e alla capacit\u00e0 di risoluzione dei problemi. Implicita nel modello \u00e8 l&#8217;idea che, date le profonde differenze di organizzazione anatomofunzionale, i tre cervelli non possono comunicare tra di loro in modo efficace. <span style=\"color: #3366ff;\">Di conseguenza agli uomini accade di vivere in un costante conflitto interiore, lacerati fra le differenti esigenze dei tre livelli evolutivi. L&#8217;umanit\u00e0 sarebbe afflitta da una innata frattura neuropsicologica tra razionalit\u00e0 e irrazionalit\u00e0.<\/span> Secondo l&#8217;elegante sistematizzazione di MacLean, il sistema emozionale sarebbe quindi un residuo ancestrale che deve essere tenuto sotto controllo dalla parte pi\u00f9 evoluta, cognitiva, del sistema nervoso.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #3366ff;\">Al contrario solo l&#8217;integrazione tra aspetti emotivi e aspetti cognitivi appare in grado di assicurare un comportamento adeguato.<\/span> Con le parole di Damasio, &#8220;<span style=\"color: #008080;\">l&#8217;emozione e il sentimento sono indispensabili alla razionalit\u00e0; \u2026 le decisioni personali e sociali sono cariche di incertezza; \u2026 quando siamo di fronte all&#8217;incertezza, emozione e sentimento ci assistono nello scoraggiante compito di prevedere un futuro incerto e di pianificare in sintonia le nostre azioni<\/span>&#8220;.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Bibliografia essenziale<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Bartels A, Zeki S. The neural basis of romantic love. Neuroreport 11: 3829, 2000<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Churchland P. Neurophylosophy. MIT Press, Cambridge, Mass, 1986<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Damasio A. Descartes&#8217; Error. Putnam Ed, NY, 1994<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Damasio A. The feeling of what happens. W Heinemann Ed, London, 1999<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Darwin C. The Expression of the Emotions in Man and Animals (1872). University of Chicago Press, Chicago, 1965<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ekman P. Facial Expression of Emotions. Psychological Science 3: 34, 1992<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Gainotti G, Caltagirone C. Emotions and the Dual Brain. Springer Ed, Heidelberg, 1989<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Gazzaniga M. The Mind&#8217;s Past. University of California Press, Berkeley, 1998<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Goleman D. Emotional Intelligence. Bloomsbury Ed, London, 1996<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">James W. The Principles of Psychology. Holt, Rinehart &amp; Winston Ed, NY, 1890<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">LeDoux J. The Emotional Brain. Simon &amp; Schuster Ed, NY, 1996<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">LeDoux J. Synaptic Self. Viking Penguin Ed, NY, 2002<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Luzzi S, Piccirilli M. Valutazione del sistema emozionale nel deterioramento cognitivo. In E Aguglia: Demenze. CIC, Roma, 2001<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">MacLean P. The Triune Brain. In FO Schmitt: The Neurosciences. Rockefeller University Press, NY, 1970<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Panksepp J. Affective Neuroscience. Oxford University Press, Oxford, 1998<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Parisi D. Intervista sulle reti neurali. Il Mulino, Bologna, 1989<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Parisi D. Mente. Il Mulino, Bologna, 1999<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Piccirilli M, Sciarma T, Luzzi S. Modularity of music. Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry 69: 541, 2000<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Plutchik R. The Psychology and Biology of Emotion. H Collins Ed, NY, 1994<\/p>\n<\/blockquote>\n<p><a href=\"http:\/\/priory.com\/ital\/piccirillirel.htm\">fonte<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dimmi, dove nasce l&#8217;amore: nel cervello o nel cuore? (W. Shakespeare: Il Mercante di Venezia, Atto III, Scena 2) Tell me where is Fancy bred, Or in the heart, or in the head? How begot, how nourished? Reply, reply. 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