{"id":14,"date":"2010-10-26T22:28:08","date_gmt":"2010-10-26T22:28:08","guid":{"rendered":"http:\/\/wp2.c128sdmsoft.net\/?p=14"},"modified":"2012-05-09T21:50:35","modified_gmt":"2012-05-09T19:50:35","slug":"poesie-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wp1.c128sdmsoft.net\/io\/post\/14","title":{"rendered":"POESIE DI GUERRA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/wp1.c128sdmsoft.net\/io\/files\/2010\/10\/foto_autunno.jpg\"><br \/>\n<\/a><a href=\"http:\/\/wp1.c128sdmsoft.net\/io\/files\/2010\/10\/foto_autunno.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15\" src=\"http:\/\/wp1.c128sdmsoft.net\/io\/files\/2010\/10\/foto_autunno-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/wp1.c128sdmsoft.net\/io\/files\/2010\/10\/foto_autunno-300x225.jpg 300w, https:\/\/wp1.c128sdmsoft.net\/io\/files\/2010\/10\/foto_autunno.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">La terribile e sanguinosa Prima Guerra Mondiale si chiudeva nel 1918: novant\u2019 anni ci separano dalle gesta di eroi e codardi, vittime e carnefici del primo grande conflitto del XX secolo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Fin dalle scuole elementari ci hanno spiegato come la Grande Guerra,con la sua scia di morte e disperazione, abbia scosso la coscienza umana e messa a dura prova la volont\u00e0 di rialzarsi e di guardare avanti senza voltarsi mai pi\u00f9 indietro, perch\u00e9, come novelli Orfei,il castigo non sarebbe stato la perdita dell\u2019amata, ma l\u2019abbandono di quella serenit\u00e0 d\u2019animo senza la quale \u00e8 impensabile gettare le fondamenta di un futuro migliore.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Non mi soffermer\u00f2 a fare il triste elenco di danni materiali e morali che il conflitto arrec\u00f2 alle singole famiglie perch\u00e9 le mie parole sarebbero ben poca cosa rispetto alla realt\u00e0 dei fatti, ma offrir\u00f2 ai lettori l\u2019interpretazione che della guerra fece il poeta-soldato Giuseppe Ungaretti, chiamato come soldato semplice di fanteria alla fine del 1915 e inviato a combattere sul Carso.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">L\u2019esperienza bellica cambi\u00f2 notevolmente il giovane poeta e grazie alle sue poesie possiamo comprendere cosa significasse vivere al fronte. Ungaretti era solito portare nel suo tascapane carta e penna per immortalare i momenti salienti delle sue giornate e alcune tra le sue migliori liriche sono proprio quelle che componeva nei momenti di tregua, in trincea, tra compagni feriti, depressi, impauriti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">La condizione del soldato \u00e8 espressa magnificamente nella brevissima poesia Soldati, la quale recita<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">\u201c<strong>si sta come d\u2019autunno sugli alberi le foglie<\/strong>\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Il poeta paragona il soldato alle foglie che cadono dagli alberi nella stagione autunnale: basta un soffio di vento per far staccare la foglia dal ramo cos\u00ec come basta un colpo di fucile a far cadere un soldato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Tuttavia in questi versi si pu\u00f2 facilmente riconoscere la condizione umana in generale e il poeta riprende questo motivo da illustri opere del passato quali l\u2019Antico Testamento, l\u2019Iliade, l\u2019Inferno dantesco.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Come scorrevano i giorni e le notti in trincea? Ungaretti, nella poesia\u00a0<strong>Fratelli<\/strong>, rappresenta l\u2019incontro in una notte scura di alcuni soldati che, riconoscendosi, si chiamano fratelli, usando una parola che timidamente sussurrata, sembra essere fragile come una foglia appena nata ma che allo stesso tempo indica la fratellanza,unica ancora di salvezza in un mondo in preda alle atrocit\u00e0 della guerra.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Al fronte si vivono momenti di grande disperazione e paura: nella lirica\u00a0<strong>Veglia<\/strong> il poeta si trova a fianco di un compagno morto, e scrive \u201c<strong>un\u2019intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato con la sua bocca digrignata volta al plenilunio con la congestione delle sue mani penetrata nel mio silenzio ho scritto lettere piene d\u2019amore . Non sono mai stato tanto attaccato alla vita<\/strong>\u201d. Era il 23 dicembre 1915 e il giovane Ungaretti si aggrappava con tutte le sue forze alla vita e ai sentimenti positivi dell\u2019esistenza umana.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Nei rari momenti di tranquillit\u00e0 il poeta al fronte riesce a provare istanti di vero benessere come scrive il 26 gennaio 1917:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">\u201c<strong>M\u2019illumino d\u2019immenso<\/strong>\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">e con queste parole espressive vuol esprimere la sua felicit\u00e0 nel sentirsi parte dell\u2019infinito universo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Immaginiamo la scena: il giovane soldato si sveglia all\u2019alba e guardando il cielo sereno e pieno di novella luce percepisce una sensazione di benessere che lo fa sentire in armonia con la natura. \u00c8 uno dei pochi momenti per cui vale la pena vivere.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Qualche volta in guerra c\u2019\u00e8 un po\u2019 di tempo per pensare alla propria vita e Ungaretti ci fornisce una sorta di cartad\u2019identit\u00e0 elencando in una poesia i fiumi che hanno segnato letappe della sua vita fino a quel momento: <strong>il Serchio \u201cal quale hanno attinto duemil\u2019anni forse di gente campagnola e mio padre e mia madre\u201d; il Nilo \u201cche mi ha visto nascere e crescere e ardere d\u2019inconsapevolezza nelle estese pianure\u201d; la Senna \u201ce in quel suo torbido mi sono rimescolato e mi sono conosciuto\u201d; l\u2019Isonzo, nel quale s\u2019\u00e8 riconosciuto \u201cdocile fibra dell\u2019universo\u201d.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><\/strong><span style=\"color: #993300;\"> In un\u2019altra occasione il poeta, non potendo sopportare il gran dolore che gli attanaglia il cuore e non avendo pi\u00f9 lacrime da versare si sfoga cos\u00ec:<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #993300;\">\u201cCome questa pietra del san Michele cos\u00ec fredda cos\u00ec duracos\u00ec prosciugata cos\u00ec refrattaria cos\u00ec totalmente disanimata come questa pietra \u00e8 il mio pianto che non si vede. La morte si sconta vivendo.\u201d<\/span><\/strong><span style=\"color: #993300;\"> (Sono una creatura).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Ungaretti, ormai disamorato, arriva a sostenere che la paura della morte non deve esistere perch\u00e9 il dolore si prova vivendo ed essa \u00e8 l\u2019unico momento in cui ci si pu\u00f2 finalmente riposare dalla fatica del vivere.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Ripensando agli amici che la guerra gli ha portato via il poeta scrive, il 27 agosto 1916, aSan Martino del Carso:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">\u201c<strong>Di queste case non \u00e8 rimasto che qualche brandello di muro. Di tanti che mi corrispondevano non \u00e8 rimasto neppure tanto. Ma nel cuore nessuna croce manca. \u00c8 il mio cuore il paese pi\u00f9 straziato.<\/strong>\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Ecco cosa rimane dopo la furia della guerra: qualche frammento di muro e un cuore sanguinante pieno di croci, per non dimenticare le persone care che la follia umana ha strappato al nostro affetto.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La terribile e sanguinosa Prima Guerra Mondiale si chiudeva nel 1918: novant\u2019 anni ci separano dalle gesta di eroi e codardi, vittime e carnefici del primo grande conflitto del XX secolo. 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